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Il Premio Letterario Internazionale Mondello

Il Premio - XLVII Edizione

Premio Opera Italiana - Laura Forti

Premio Opera Italiana - Laura Forti

Laura Forti è una delle drammaturghe italiane più rappresentate all’estero. I suoi testi sono stati tradotti e messi in scena in molti paesi e pubblicati in Germania e Francia. All’attività di scrittrice affianca quella di docente, insegnando scrittura teatrale e creative writing. Collabora come giornalista con radio e riviste nazionali e internazionali. In ambito editoriale, ha tradotto per Einaudi I cannibali e Mein Kampf di George Tabori. Di lei, la Giuntina ha già pubblicato L’acrobata.

 

Forse mio padre, Laura Forti.

Poco prima di morire, una madre rivela alla figlia che l’uomo che l’ha cresciuta non è il suo padre biologico. Come uno sparo improvviso, una verità fino ad allora solo sospettata diviene certezza dolorosa. Un giovane conosciuto durante l’occupazione nazista e abbandonato subito dopo la guerra, è lui il padre. È lui quella presenza impalpabile con la quale la madre è sempre rimasta segretamente in contatto e che ha lasciato dietro di sé poche, labili tracce. È lui il forse padre. Inizia allora il tentativo di ricomporre, attraverso la letteratura, una storia familiare che non è solo biografia di un fantasma, ma un viaggio tra frammenti affilati, una corsa a perdifiato tra le ombre e le luci del passato. Cercando un padre mai conosciuto, una donna riacquista così la sua dimensione identitaria e profonda, trovando finalmente la forza di colmare il vuoto e di aprirsi al futuro.

 

Motivazione del Comitato di Selezione: Forse mio padre di Laura Forti è un libro dalla semplicità solo apparente. Tra memoriale e finzione, si presenta come un’indagine volta a ricostruire l’identità dello sconosciuto con il quale “forse” la madre ha generato la narratrice. La madre, proveniente da una famiglia di solido ebraismo, sposata a un non ebreo, ha una relazione antica con lo sconosciuto, che in qualche modo si rivitalizza e permane. 

Quel “forse” è un potente motore narrativo. Permette di raccontare la storia famigliare e, in tralice, la storia del nostro paese, dell’ebraismo italiano tra fascismo e presente, di indicare gli effetti della shoah sui sopravvissuti e sulle generazioni successive: emoziona e raggela. Una ricerca che si inserisce nell’alveo della migliore letteratura attuale che guarda a Sebald. La scrittura precisa e secca ci accompagna attraverso la memoria, la documentazione, l’immaginazione – che entra in scena per sanare i vuoti, le ferite, della memoria e dei documenti – all’interno di un percorso onesto che sfida i limiti della conoscenza narrativa.